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«Per un paese, avere grandi scrittori è come avere un altro governo.
Questo è il motivo per il quale nessun governo ha mai amato i grandi scrittori,
 ma solo quelli minori».
(
Aleksandr Solgenitsin)

A SILVIO

Vita assaporata
Vita preceduta
Vita inseguita
Vita amata
Vita vitale
Vita ritrovata
Vita splendente
Vita disvelata
Vita nova

(Sandro Bondi)

«Mio figlio non è comunista.
E' stupido, inetto, idiota, comunista,
ma vi assicuro che non è una pornostar
».
(Abraham Simpson)


«Si è così profondi, ormai, che non si vede più niente.
A forza di andare in profondità, si è sprofondati.
 Soltanto l'intelligenza, l'intelligenza che è anche leggerezza,
che sa essere leggera, 
può sperare di risalire alla superficialità, alla banalità
»
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(Leonardo Sciascia)

politica estera
Le conseguenze del dialogo
4 maggio 2011
Il 15 aprile dalle colonne del New York Times, il direttore Bill Keller si domandava dove  avrebbe portato l'America l'impulso di protezione: "Sembra sia cominciato uno di qui risvegli periodici dello spirito missionario americano che si manifesta in tutto, dalla silenziosa accondiscendenza ai consigli paternalistici, all'invio di divisioni corazzate".
L'intervento americano è una costante storica e ha sempre determinato la fortuna dei presidenti in carica. Nel suo articolo Keller fa un distinguo tra i risultati encomiabili, come il Piano Marshall e gli accordi di Dayton, e i meno, come l'aver fornito armi ai mujahidin contro i sovietici alla fine degli anni Settanta. Facile per i novellini del Duemila trarre conclusioni sull'incauto sostegno ai fondamentalisti.
A cosa porterà l'aver ottenuto la testa di Osama Bin Laden?
L'esultanza di una parte dell'America alla notizia dell'uccisione del leader dei Taliban è figlia della semplificazione che dal 2001 ha avuto bisogno di un mostro, un gigante da abbattere, perché il governo riuscisse a prendere tempo e indirizzare secondo comodo la paura della popolazione.
Osama Bin Laden, fuggito dal proprio paese e rifugiatosi nell'ospizio silvestre di Abbottabad, la "città dei pini", aveva ormai fatto il suo tempo. In terra afgana, invece, c'è movimento. L'amministrazione Obama sta aprendo al dialogo in vista del ritiro delle truppe Nato previsto per il 2014. Il conflitto deve rientrare nei ranghi ed era necessario che qualcuno perdesse la testa per conferire un assetto dignitoso alle trattative. Scrive il giornalista pachistano Ahmed Rashid sul Financial Times "Negli ultimi mesi il governo statunitense ha abbandonato la pretesa che i taliban taglino i ponti con Al Qaeda e accettino la costituzione afgana prima di avviare colloqui diretti. Ora Washington è disposta ad accettare che queste condizioni siano rispettate alla fine dei negoziati".
Il dialogo deve tornare civile. Quindi, tutti a lavarsi le mani, si rispettino i posti assegnati e non si giochi con le posate.

La testa di Oloferne, se non vi dispiace, la teniamo per dessert.
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aprile