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Le conseguenze del dialogo

Il 15 aprile dalle colonne del New York Times, il direttore Bill Keller si domandava dove  avrebbe portato l'America l'impulso di protezione: "Sembra sia cominciato uno di qui risvegli periodici dello spirito missionario americano che si manifesta in tutto, dalla silenziosa accondiscendenza ai consigli paternalistici, all'invio di divisioni corazzate".
L'intervento americano è una costante storica e ha sempre determinato la fortuna dei presidenti in carica. Nel suo articolo Keller fa un distinguo tra i risultati encomiabili, come il Piano Marshall e gli accordi di Dayton, e i meno, come l'aver fornito armi ai mujahidin contro i sovietici alla fine degli anni Settanta. Facile per i novellini del Duemila trarre conclusioni sull'incauto sostegno ai fondamentalisti.
A cosa porterà l'aver ottenuto la testa di Osama Bin Laden?
L'esultanza di una parte dell'America alla notizia dell'uccisione del leader dei Taliban è figlia della semplificazione che dal 2001 ha avuto bisogno di un mostro, un gigante da abbattere, perché il governo riuscisse a prendere tempo e indirizzare secondo comodo la paura della popolazione.
Osama Bin Laden, fuggito dal proprio paese e rifugiatosi nell'ospizio silvestre di Abbottabad, la "città dei pini", aveva ormai fatto il suo tempo. In terra afgana, invece, c'è movimento. L'amministrazione Obama sta aprendo al dialogo in vista del ritiro delle truppe Nato previsto per il 2014. Il conflitto deve rientrare nei ranghi ed era necessario che qualcuno perdesse la testa per conferire un assetto dignitoso alle trattative. Scrive il giornalista pachistano Ahmed Rashid sul Financial Times "Negli ultimi mesi il governo statunitense ha abbandonato la pretesa che i taliban taglino i ponti con Al Qaeda e accettino la costituzione afgana prima di avviare colloqui diretti. Ora Washington è disposta ad accettare che queste condizioni siano rispettate alla fine dei negoziati".
Il dialogo deve tornare civile. Quindi, tutti a lavarsi le mani, si rispettino i posti assegnati e non si giochi con le posate.

La testa di Oloferne, se non vi dispiace, la teniamo per dessert.

Pubblicato il 4/5/2011 alle 21.42 nella rubrica Diario.

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